02 Luglio 2020
Spettacoli
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Passio Mariae

con CARLO GAMBARO, PAOLA MARCONE, ANDREA OMEZZOLLI
e con la partecipazione in video di ANDREA BACCI, ENRICO BASCHIERI, LORI FILIPPI, MARIO FILIPPI
drammaturgia RENZIA D’INCA’ e PAOLA MARCONE
maggio DINO LANDI
video GIACOMO VERDE
ambientazione sonora FABIO BARTOLOMEI
costumi Fondazione CERRATELLI
foto IPPOLITA FRANCIOSI
allestimento scenico RICCARDO GARGIULO
regia PAOLA MARCONE
Debutto nazionale Crucifixus. Festival di Primavera - Marzo 2008 Finalista del Festival Le Voci dell’Anima - edizione 2008
Nascosti sotto un telo in un’anonima sacrestia, una donna e due uomini si divertono a imitare le divinità.
Si sostituiscono alle statue, ne incarnano le posture, ne recuperano le espressioni. Pervasi dalla voglia di emulare o dalla follia di sentirsi altri, organizzano un emozionante gioco di ruoli. Il tema è quello sacro, l’avventura del Figlio di Dio. L’ordito della finzione è scandita dalla tonante voce di narratori sospesi nel tempo: quattro rustici evangelisti che compaiono in video e ripercorrono - cantando un’antica nenia - l’esperienza umana del Cristo, fatto carne per mezzo di una Donna. Il punto di vista è eccentrico, spostato verso la carnalità del dolore, e la prima interprete è la donna. La passione di Cristo viene letta al rovescio. Stavolta dalla morte alla vita, dalla Donna all’Uomo che lei ha generato Maria è il tramite fisiologico che consente il calvario terreno di Cristo. Lei è, nella dottrina, nella tradizione liturgica e nella pratica devozionale, la depositaria dell’incarnazione, atto magico e centrale per la teleologia cristiana. Eppure figura come silenziosa comprimaria con poco più di due battute nel copione evangelico. L’arte ne rappresenta il simulacro che diventa oggetto di devozione, proiezione di disperazione e di speranza per donne e uomini che la invocano. L’Immacolata, la Vergine, la Sposa, la Madre con il Bambino, l’Addolorata, la Madre di misericordia. La più invocata, la più bestemmiata. La tradizione iconografica inchioda la Madonna alla sedia. Costretta a vivere seduta “in maestà” tutti i drammi che le appaiono davanti. In Passio Mariae si sceglie di fantasticare un riscatto emotivo della donna che ha accettato di accogliere sul suo corpo un progetto divino. La tensione fisica è quella del condannato alla sedia elettrica, che vibra per la violenza di tutti i ricordi, le vicissitudini, i drammi, condensati. Una vita – di donna con un figlio drammaticamente straordinario - condensata in poche immagini folgoranti. E’ di scena lo struggimento. E al tremore che consegue la suggestione si unisce idealmente quello di tutti i penitenti e i fedeli che da due millenni si proiettano in quel dolore e lo sentono necessario, stretti in una universale “condunella”, la processione che ondeggia e abbraccia tutti i cuori trafitti.

Una Passione polifonica, note di regia e interazione di linguaggi

In una pedana di due metri per due, tre attori. Una sedia, una sottile striscia di stoffa bianca che fa da sfondo ai praticabili, alcuni oggetti, una parrucca e sangue finto. Nient’altro. PASSIO MARIAE è un teatrino compresso in una teca: lì si ripete uno spettacolo infinito dove una piccola Madonna dilata e schiaccia il suo dinamismo alla ricerca di una partitura vocale che riecheggi la melodia della sua tragedia universale e terrena. Ci sono poi due Cristi che, oltre ad “incarnare” il segno del dolore, alternativamente diventano servo di scena e quindi “Creatore” di ogni situazione. Immagine dopo immagine, le parole e il canto si intessono con i gesti, i simboli, le pose, il colore: color carne, color sangue, color morte, frammisti a cromatismi vintage dei fotogrammi video live in un affresco che ci coinvolge nel suo parossistico artificioso divenire. Attori-cantanti in video dialogano con attori-danzatori in scena. La parola, il canto, la danza. Le scene, concepite come quadri, si susseguono cercando un sottile equilibrio tra il corpo e la parola nei suoi molteplici registri poetici. L’ambientazione sonora realizzata dal vivo si intreccia con echi di musica che accompagna una processione: è l’esausta recita di un rosario che ricorda i Misteri e che porta in giro le statue della Madre e del Figlio in un tripudio di sanguigna e folcloristica spettacolarità. Si mutua la ritualità della liturgia per la ricerca musicale della parola. Si utilizza la scrittura del corpo per trovare uno spazio di transizione e una miscela eterogenea con le immagini video. Si ridefinisce uno spazio scenico in cui la percezione delle dimensioni temporali e spaziali sono dilatate tra il reale e il virtuale. Siamo di fronte ad un inedito tableau vivant. Il corpo degli attori è usato come oggetto visivo, come strumento di modificazione e costruzione della scena; i corpi di Cristo e della Madonna raccontano il “montaggio” dello spettacolo che si fa “spettacolo”, facendo rivivere in scena il meccanismo che amalgama i linguaggi utilizzati. Per PASSIO MARIAE Paola Marcone ha potuto incontrarsi con il lavoro di Giacomo Verde, artista tra i più interessanti della video arte, attivissimo interlocutore di registi, drammaturghi e coreografi del panorama nazionale e non solo; Dino Landi, vecchio poeta che si occupa da sempre di “cantare in Maggio e in ottava rima” e con Renzia d’Incà, poetessa quotidianamente impegnata in teatro. Assieme due attori-danzatori, Andrea Omezzolli e Carlo Gambaro, e con il contributo della consolidata collaborazione con Fabio
Bartolomei per la ricerca musicale e Riccardo Gargiulo per la direzione tecnica, Paola Marcone ha concepito PASSIO MARIAE anche come un esperimento di arte visiva, un incontro, una contaminazione, un impuro tentativo alla ricerca della sporcatura emozionante tra le linee di confine e di demarcazione tra le arti, le discipline e la tecnica.

La passione del corpo/Corpo patiens

PAOLA MARCONE dal 2006 inaugura un nuovo percorso di lavoro progettando una trilogia sul Corpo patiens. Il corpo è indagato come materia e paradigma filosofico, forma complessa in cui l’identità e le sue rappresentazioni si incrociano e si sostanziano. Il linguaggio scenico contamina mezzi espressivi diversi, esplora le relazioni e le risonanze che nasce dall’incontro delle proiezioni video di Giacomo Verde con i corpi degli attori, delle musiche con i suoni live o l’amplificazione delle voci.
PASSIO MARIAE è il primo dei tre spettacoli con i quali declina la riflessione sul corpo sacrificale, sull’arbitraria cessazione dell’essere, sulla dimensione fisica e quindi sulla caducità dell’esistenza.

Principali rappresentazioni:

- Giugno 2007 anteprima a Piccoli Fuochi assieme all’in-stall’azione C.R.I.S.T.O.; - Marzo 2008 debutto nazionale a Crucifixus - X° F estival di Primavera, Brescia; - Ottobre 2008 finalista del Festival Le Voci dell’Anima Rimini 2008.

Dal corpo sofferente della Madonna per Cristo, di Cristo che uccide se stesso per gli altri, alla morte testimoniale di chi si immola – almeno ufficialmente - per una convinzione ideologica. Ecco il passo che ha portato al lavoro su HISTOIRE DE MA MORT, riflessione sul suicidio politico come forma estrema di spettacolo, e come messinscena della propria morte.

Principali rappresentazioni:

- Novembre 2008 è selezionato al Premio Cappelletti 2008; - Marzo 2009 primo studio alla rassegna SOTTERRANEA a Roma, Kollatino Underground; - Giugno 2009 anteprima nazionale a PICCOLI FUOCHI del Teatro di Buti; - Settembre 2009 vincitore del Bando Arteriosa per le Giovani Compagnie presente a TEATRI APERTI a Firenze

Nel terzo spettacolo, MR. JASON & LADY MEDEA, il mito è tramite per indagare le trame emozionali che sottendono la scelta di chi usa il corpo come strumento di ricatto e riscatto nella vita, nella morte, nella guerra.

- Presentato come studio al Furio Camillo di Roma, Novembre 2009. - Finalista Premio Cappelletti -Tuttoteatro.com all’India di Roma nel Dicembre 2009.

- Studio in anteprima a E45 NAPOLI FRINGE FESTIVAL 2010 e a PICCOLI FUOCHI- Teatro di Buti, Giugno 2010

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